martedì 10 giugno 2008

Torniamo a settembre

“L’Altra Inchiesta” torna a Settembre sempre sull’emittente interregionale Retesole. La redazione è comunque al lavoro per le nuove puntate della prossima stagione che non saranno da meno rispetto alla prima serie. Potete continuare a inviarci le vostre preziose segnalazioni ai seguenti recapiti: sos@retesole.it – tel. 06/699.40.891 - fax 06/67.98.079

L'Altra Inchiesta sul web

giovedì 5 giugno 2008

Criminali di guerra in Parlamento. Quale giustizia in Kosovo

Qualcosa in più di un crimine di guerra. Qualcosa che a fatica si può accettare. Esseri umani trattati come bestie e praticamente venduti a pezzi. E’ quanto emerge dal libro “La Caccia- Io e i criminali di guerra” di Carla Del Ponte, ex procuratrice del tribunale internazionale dell'Aja, per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia. Questa sera alle 20 e 35 gli ospiti di Francesco Palese saranno Ivan Pavicevac di “Voce Jugoslava” e Marilina Veca, presdidente di Rinascere Onlus.

La Del Ponte, basandosi su alcune testimonianze, parla di 300 serbi portati dal kosovo in Albania dai guerriglieri dell’Uck e lì uccisi e privati degli organi interni. Questi ultimi sarebbero poi stati venduti.

In seguito alla pubblicazione del libro della Del Ponte, avvenuta appena un mese fa, Serbia e Russia hanno chiesto che il Tribunale per i crimini di guerra indaghi su questo episodio.

Il governo del Kosovo – guidato dall'ex capo della guerriglia Hashim Thaci – respinge le accuse; altri rappresentanti del mondo politico internazionale hanno accolto il racconto di Carla Del Ponte con scetticismo. Dal canto suo, Carla Del Ponte tace. A chiedere il silenzio all'ex procuratrice, oggi ambasciatrice svizzera in Argentina, è stato il governo elvetico.

Nel libro, pubblicato in Italia e in Svizzera, Carla Del Ponte descrive la visita dei suoi investigatori ad un edificio situato in Burrell, una regione montagnosa dell'Albania. In un casolare trasformato in clinica sarebbero stati rinchiusi 300 serbi catturati dall'esercito di liberazione del Kosovo e trasportati oltre il confine con l'Albania nel giugno del 99.

Secondo i testimoni – tra i quali ci sono una persona che afferma di aver trasportato degli organi all'aeroporto di Tirana e un gruppo di giornalisti anonimi – le vittime sono state prima private dei reni e poi uccise per provvedere all'espianto di altri organi.

Nell'edificio, gli ispettori delle Nazioni unite hanno trovato degli strumenti medico chirurgici e tracce di sangue, ma non hanno potuto stabilire se si trattasse di sangue umano.La maggioranza delle vittime sarebbero stati uomini serbi del Kosovo. Ma ci sarebbero state anche donne kosovare, albanesi, russe e provenienti da altri paesi slavi. Altre fonti dicono che gli organi avrebbero preso il volo per la Turchia, dove sarebbero stati trapiantati a pazienti facoltosi.

L’ex procuratrice ha denunciato un muro di Gomma delle forze internazionali che hanno impedito al Tribunale di produrre prove certe contro i vertici dell’Uck, molti dei quali sono finiti nelle istituzioni del nuovo Kosovo con ruoli chiave. Alcuni, addirittura dopo aver fatto uccidere testimoni albanesi che li incriminavano per i più feroci atti di violenza che si possono commettere ad un essere umano.

Violenza, paura, e povertà in Kosovo mettono a tacere i testimoni, e la giustizia tarda ad arrivare. Alle famiglie di quei trecento serbi trattati come carne da macello e a quelle degli oltre 2mila di cui si sono perse le tracce nulla è dato sapere. Tutto questo sotto gli occhi di tutti, a pochi chilometri dai nostri confini.

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